Dal 01/01/2026 è entrata in vigore la Classificazione Italiana dei Dispositivi Medici (CID), introdotta con decreto del Ministero della Salute e approvata dalla Conferenza Stato-Regioni. La CID sostituisce definitivamente la precedente Classificazione Nazionale dei Dispositivi Medici (CND), in uso dal 2007, segnando un passaggio rilevante nel processo di riallineamento del sistema nazionale agli standard europei.
La nuova classificazione nasce dall’esigenza di rendere la nomenclatura italiana coerente con il quadro regolatorio introdotto dal Regolamento (UE) 2017/745 (MDR) e dal Regolamento (UE) 2017/746 (IVDR), superando le criticità derivanti da sistemi classificatori non pienamente armonizzati.
L’elemento di maggiore novità riguarda la struttura della CID: i primi sette livelli della classificazione coincidono con la nomenclatura europea, facilitando l’integrazione dei dati e la registrazione dei dispositivi nella banca dati europea Eudamed. Questo approccio riduce gli oneri amministrativi e rafforza la coerenza tra livello nazionale e UE.
La CID è inoltre pensata per accompagnare l’evoluzione tecnologica del settore, introducendo codifiche più dettagliate per categorie in rapido sviluppo, come il software medico, e per dispositivi dotati di sistemi avanzati di sicurezza, ora distinti in modo più puntuale rispetto alle versioni tradizionali.
Sul piano operativo, il passaggio dalla CND alla CID richiede un adeguamento sia per le aziende sia per le strutture sanitarie. Fabbricanti e importatori dovranno verificare le procedure di registrazione, la coerenza della documentazione tecnica e la formazione interna, mentre le strutture sanitarie saranno chiamate ad aggiornare i processi di acquisto, gestione e rendicontazione.
La CID sarà oggetto di aggiornamenti periodici, confermandosi come uno strumento dinamico e centrale nella governance dei dispositivi medici. Non si tratta quindi di un mero cambio di codici, ma di un tassello chiave nel percorso di integrazione tra regolazione nazionale e diritto dell’Unione.