THINKING PATIENT AFFAIRS 

Doppio ruolo nella relazione di cura

Di Laura Patrucco - Patient Affairs & Advocacy Lead

“Non esiste un punto di vista unico: esistono punti di osservazione che si completano.”

Cosa succede quando il medico diventa paziente?

Si genera un cambio di prospettiva che permette di osservare la cura da un’angolatura complementare e spesso poco considerata. Il professionista che attraversa il percorso di cura nel ruolo di paziente sperimenta dinamiche, tempi, comunicazioni e relazioni che solitamente valuta dall’esterno. Un passaggio che non riduce la competenza, ma la colloca all’interno di un vissuto di vulnerabilità che amplia la comprensione della relazione di cura.

In questo scenario, il concetto di patient engagement si amplia naturalmente verso un care engagement: una prospettiva che riconosce il valore del coinvolgimento di tutti gli attori, non solo del paziente. Il medico paziente comprende quanto siano determinanti chiarezza, continuità, ascolto e qualità del tempo clinico. Elementi noti nella teoria, ma che l’esperienza diretta rende imprescindibili.

L’empowerment assume così una dimensione concreta. Vivere la malattia significa confrontarsi con scelte complesse, informazioni dense, momenti di incertezza. Il medico, forte delle proprie conoscenze tecniche, percepisce con maggiore nitidezza le difficoltà di orientamento e l’importanza di una relazione di cura che accompagni e sostenga. Da qui nasce una nuova attenzione verso il paziente consapevole: non come voce da gestire, ma come partner attivo del percorso.

Il ruolo del paziente medico

La figura del paziente medico rappresenta un osservatorio privilegiato per identificare opportunità di miglioramento nei processi di cura. Il doppio sguardo, professionale ed esperienziale, permette di evidenziare gap comunicativi, criticità organizzative e possibilità di semplificazione. Non si tratta di un ruolo ibrido, ma di un contributo evolutivo che il sistema può valorizzare.

Il paziente medico può favorire un approccio più integrato, promuovere una comunicazione più accessibile e restituire insight capaci di orientare modelli e pratiche verso una maggiore centralità della persona. La relazione di cura, vista da entrambe le prospettive, diventa un processo co-costruito, basato su trasparenza, collaborazione e responsabilità condivisa.

In questo equilibrio tra competenza e vissuto, il vero engagement smette di essere un obiettivo dichiarato: diventa una pratica continua che si costruisce ogni volta che i ruoli si incontrano e si completano.